Dove sono finite le farfalle?

Dove sono finite le farfalle?

Ieri durante una delle mie solite passeggiate ho cominciato a guardarmi intorno. I soliti alberi, alcuni fiori rigogliosi e tanto sole. Però mancava movimento.

Mi sono detta: ma dove sono finite le farfalle?

Da piccola ricordo balconi pieni di vita, prati che, in primavera e in estate, sembravano colorarsi di ali: bianche, gialle, arancioni, marroni e bluastre. Alcune piccole e nervose, altre lente e basse come la Cedronella.

Oggi, invece, capita di camminare a lungo senza incontrarne nessuna. Così mi sono chiesta se fosse solo una mia impressione nostalgica.

Ma no. Le farfalle stanno davvero diminuendo. E succede pian piano. Un’estate ne vedi un po’ meno. L’anno dopo ancora meno. Poi ti abitui.

Ogni generazione cresce con un’idea diversa di natura. Se da bambina vedevi decine di farfalle in un pomeriggio, quella era la tua normalità. Se una bambina oggi ne vede due, per lei quella sarà la normalità.

Da adulte, le farfalle, visitano i fiori e contribuiscono all’impollinazione di piante selvatiche e coltivate. Durante tutte le fasi della loro vita,  diventano anche nutrimento per altri animali: uccelli, rettili, anfibi, piccoli mammiferi e altri insetti.

Perciò tutto è interconnesso. Quando una farfalla scompare, si indebolisce una relazione. Se ne scompaiono molte tanti legami cominciano a spezzarsi.

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’indice europeo delle farfalle dei prati, basato su 17 specie tipiche degli ambienti erbosi, è diminuito del 50% tra il 1991 e il 2023.

(https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/grassland-butterfly-index-in-europe-1)

Metà In poco più di trent’anni. Questo dato non significa che ogni singola specie sia calata allo stesso modo, ovunque.

Ma la tendenza generale è che le farfalle dei prati stanno diminuendo in modo forte, e il calo è guidato soprattutto dalle specie più specializzate, quelle che hanno bisogno di condizioni precise per sopravvivere.

L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità. Questa ricchezza nasce dalla varietà dei suoi paesaggi.

Anche le farfalle raccontano questa abbondanza. Nel nostro Paese vivono centinaia di specie di farfalle diurne.

La Lista Rossa delle farfalle italiane ha valutato 289 specie di ropaloceri, cioè farfalle diurne. Tra queste, una specie risulta estinta in Italia in tempi recenti: Lycaena helle. Diciotto specie sono considerate minacciate di estinzione.

Tra i nomi più delicati da ricordare ci sono Euphydryas maturna, Papilio alexanor, Erebia christi, Hipparchia sbordonii e Parnassius mnemosyne.

Perché stanno scomparendo?

La prima causa è la perdita e trasformazione degli habitat.

Molti prati ricchi di fiori sono stati convertiti, edificati o tagliati troppo spesso o lasciati degradare. 

Poi c’è l’agricoltura intensiva, con l’uso di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti.

Poi c’è la frammentazione degli habitat. Un prato isolato, circondato da strade, cemento, campi trattati o giardini sterili, può non bastare. Le farfalle hanno bisogno di spostarsi, incontrarsi, colonizzare nuovi spazi, 

Infine c’è il cambiamento climatico. Estati sempre più calde, siccità prolungate, primavere anticipate e stagioni alterate possono disturbare il ciclo vitale delle farfalle.

Le farfalle reagiscono rapidamente ai cambiamenti dell’ambiente.

Per questo vengono usate come indicatori della salute degli ecosistemi. Se un ambiente perde qualità, spesso le farfalle lo mostrano presto. Se invece un habitat viene recuperato, gestito meglio, lasciato fiorire, protetto dai pesticidi, anche le farfalle possono rispondere.

Eppure non tutto è perduto.

Gli esperti evidenziano che le farfalle possiedono un elevato potenziale di recupero, se vengono create condizioni ambientali favorevoli.

Quando un prato viene gestito in modo meno intensivo, quando si riduce l’uso di pesticidi, quando si lasciano crescere fiori spontanei, siepi e piante nutrici, le farfalle possono ricomparire.

Perché se possono tornare, allora le nostre scelte contano davvero. Quelle agricole. Quelle politiche. Quelle urbanistiche. Ma anche quelle domestiche.

Un balcone non salverà da solo tutte le farfalle e nemmeno un giardino più selvatico. Ma ogni spazio vivo può diventare un piccolo punto di resistenza dentro un paesaggio sempre più povero.

Possiamo scegliere piante utili agli impollinatori, come la lavanda, il timo, l'origano, la salvia, la verbena, i fiordalisi, l' achillea, la malva, la calendula, la borragine, il trifoglio o il rosmarino. Possiamo dare spazio anche alle piante spontanee, invece di eliminarle subito.

Possiamo lasciare una parte del giardino meno rasata e meno controllata. Possiamo anche guardare alle nostre scelte quotidiane con più lucidità. Quello che mangiamo, che compriamo, i materiali che scegliamo, il consumo di carne, l’idea stessa di “pulizia” e “ordine” che applichiamo agli spazi verdi: tutto ha un peso.

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